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	<title>SuPerAlberi &#187; Stories</title>
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		<title>Il rol dal Nono Carli</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2015 16:05:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Maroè]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Stories]]></category>

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		<description><![CDATA[Tarcento, 4 Gennaio 1945 Aprì gli occhi in mezzo al buio e si accorse di quanto costasse respirare. Si mise seduto sul letto, annaspando. Le bende gli stringevano il petto come tenaglie. Il medico era riuscito a bloccare in tempo l’emorragia: era vivo per miracolo. Una sottile lama di luce tagliava la stanza a metà. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tarcento, 4 Gennaio 1945</p>
<p style="text-align: justify;">Aprì gli occhi in mezzo al buio e si accorse di quanto costasse respirare. Si mise seduto sul letto, annaspando. Le bende gli stringevano il petto come tenaglie. Il medico era riuscito a bloccare in tempo l’emorragia: era vivo per miracolo. Una sottile lama di luce tagliava la stanza a metà. Era giorno e bisognava fare i conti con la  vita e la realtà. Si alzò a fatica e si vestì, sussultando ogni volta che gli abiti strusciavano sopra alla ferita. Uscito dalla casa, trovò ad attenderlo il suo subalterno che salutò con un tedesco molto stretto.<br />
“ Joseph, buongiorno.”<br />
“Signore. L’ufficiale Kopfhner , durante la vostra degenza, ha ritenuto opportuno radunare la popolazione del villaggio Cragnolin qui a Tarcento. È probabile che quelli della resistenza abbiano trovato rifugio tra gli abitanti del borgo.”<br />
Henrich Schlome si incurvò su di sé stesso. Due giorni prima i partigiani avevano teso un imboscata a lui ed ai suoi uomini, ferendolo gravemente. Era stato un agguato fugace, erano venuti ed andati come le onde del mare. E lui avrebbe voluto morire. Aveva desiderato di essere ucciso perché capiva che ciò che stavano facendo era insensato ed inutile ormai. Il conflitto volgeva al termine e la Germania non ne sarebbe certo uscita vincitrice. Lui era un soldato, la guerra la viveva e per questo i giornali non lo ingannavano. Inoltre aveva visto così tanto dolore , così tanti corpi smembrati. Il sangue rosso vermiglio zampillava ugualmente da ogni uomo colpito, che fosse alleato o nemico, tedesco o italiano, comunista o ebreo. Aveva vissuto per cosi tanti anni credendo all’ idea di essere parte di una razza superiore, ed in questa convinzione aveva permesso… no. Aveva ordinato di schiacciare cosi tante vite. Ma dopo cosi tanto tempo fatto di brutalità aveva aperto gli occhi e negli specchi vedeva riflessa l’immagine di un mostro. Quindi la domanda che si poneva era ovvia : “ Perché sono ancora vivo?”<br />
“ Signore?”, la voce di Joseph lo destò dai suoi cupi pensieri.<br />
“ Confesso che ha una brutta cera, farebbe meglio a tornare dentro.” Il suo sottoposto pareva sinceramente preoccupato. Nonostante ciò, il militare non sopportava più l’obbligata degenza.<br />
“ No, no. Piuttosto che intenzioni ha Kophfner?”, disse per distogliere l’attenzione dal suo stato psico-fisico. “ Credo che voglia fucilare tutti gli abitanti del borgo.”<br />
A queste parole un guizzò balenò nella mente del gerarca tedesco. Forse aveva appena trovato una risposta al suo quesito. Henrich si mise a correre a perdifiato tra le vie di Tarcento.</p>
<p style="text-align: justify;">Cassacco, 4 Gennaio 2015</p>
<p style="text-align: justify;">Elia si stava preparando per l’escursione in Cragnolin. Era tutto già progammato. Il ritrovo con tutto il gruppo a Billerio alle otto e mezza, la camminata nel bosco e il lavoro sulla quercia del nonno Carli. Poi il pomeriggio sarebbero tornati alla Tana per festeggiare. Festeggiare i suoi diciannove anni. Nel più classico dei modi: tanto cibo, tanti amici e tanta, tanta allegria. Mentre mescolava il tè per raffreddarlo, si fermò a fissare i minuscoli mulinelli che aveva creato nella tazza. Qualche istante dopo quell’effimera magia era già svanita. Come ogni anno la domanda riapparve nella sua testa. Non che non se la ponesse mai, ma ormai era tradizione per lui chiedersi, il giorno del suo compleanno, che senso avesse vivere. Perché soffiare le candeline, se farlo significa ufficializzare un altro anno passato e quindi uno in meno da vivere. Non aveva ancora trovato una risposta. Sorseggiò tranquillamente il tè e si cambiò, indossando la maglietta di SuPerAlberi e le sue vesti da lavoro. Poi lui, suo fratello Pietro ed i suoi migliori amici Nicola e Alessandro si diressero alla Tana.<br />
“ Dobbiamo caricarci un po’ di attrezzi, che il capo da solo non combina”, esordì Pietro durante il tragitto.<br />
“ Eeeh, la vecchiaia incombe!” ,rispose Nicola, “ Anche per Andrea, per quanto energico sia, passa il tempo.”<br />
“ Ma oggi il tempo passa più per Elia che per suo padre!”, disse intromettendosi Alessandro, tirando una pacca sulla spalla dell’amico.<br />
“ Ma cosa dici! Non tutti possono dire di avere diciannove anni e di non sentirli ” , si pavoneggiò il festeggiato. Scoppiarono tutti a ridere nell’abitacolo della macchina che viaggiava sulla Pontebbana.<br />
Dopo essere passati alla Tana, arrivarono a Billerio. Alcuni erano già lì, molti di loro assonnati, ma tutto il gruppo era goloso di passare quella soleggiata giornata insieme. Una voce potente tuonò alle spalle di tutti. “ Allora siamo pronti? Ognuno di voi cerchi di avere qualcosa da portare, non voglio vedere fannulloni in giro!”<br />
“Ma non è mai tranquillo, questo qui ”, si lamentò Ariela, la fotografa.<br />
“ Ma lo hai capito solo ora?”<br />
“ Come?!” Andrea ispezionò il manipolo di amici alla ricerca del tipo che aveva fatto del sarcasmo sulla sua personalità.<br />
“ Ehi, ehi, oggi non puoi arrabbiarti con me ”, esclamò il sorridente secondogenito del capo,<br />
“ È il mio compleanno, nel caso tu lo avessi dimenticato!”<br />
Padre e figlio si concessero un abbraccio. Era bello vederli in quei momenti di affetto, alti e benevoli torreggiavano in mezzo ai loro amici come due tronchi che si intrecciano. Dopo il variopinto squadrone si incamminò nella strada serpeggiante che li avrebbe condotti al borgo Cragnolin. Già dai primi tornanti era facile smarrire il senso del tempo, poiché quel sentiero era così da moltissimi anni, e un senso di magia aleggiava sul rigoglioso muschio che agghindava i sassi. Ad Alessandro parve di vedere la faccia paffuta di un milord inglese, con un bel paio di mostacchi color verde prato che accennavano un sorriso. Mentre il gruppo si lasciava trasportare dalla fantasia e dall’ incanto che il bosco ospitava, elia marciava in testa con due motoseghe sul groppone. Lui ormai conosceva bene quel posto. Non che fosse immune al suo effetto, ma piuttosto che un spettatore se ne sentiva parte, come se respirasse all’ unisono con quel polmone verde. Dopo una mezz’ora di cammino giunsero alla quercia del nonno Carli, dove la troupe si preparò per l’intervento sulla pianta. Pietro posizionò le telecamere fisse, Andre Luisa e Clio indossarono gli imbraghi ed Elia svolse la sua solita funzione di jolly : il facchino, l’intrattenitore e lo spettatore. Anche tutti e tre i ruoli insieme, talvolta.<br />
“ Sciagurato, dov’è il tuo casco ”, lo rimproverò Andrea dalla cima della pianta “ Lo sai che non puoi passare davanti alle telecamere senza il casco,  quante volte te lo devo ripetere??”<br />
“ Beh i cani ci sono passati davanti un sacco di volte. E nessuno di loro aveva il casco!” Il giovane si diresse sghignazzando verso l’equipaggiamento, accompagnato dai coloriti improperi del padre.<br />
Verso mezzogiorno si misero all’opera le donne, mobilitate dalla nonna Carla, per preparare il pranzo.<br />
“ Carla, tranquilla, pensiamo a tutto noi!”<br />
Sonia si premurò di non farle mettere mano ai fornelli, poiché, per quanti pregi avesse, tutti erano memori di quella volta in cui aveva cucinato il risotto assieme alle salsicce mezze mangiate dai cani. Fu un disastro. Metà dei soliti frequentatori della Tana non fecero più ritorno dopo quel giorno. Nel frattempo Andrea decise di tagliare un ultimo ramo prima di scendere dall’ albero.<br />
“ Questo è morto. La vedete la ricrescita del fusto?”<br />
Si mise in una posizione atletica per la telecamera e, con precisione chirurgica ( il che è strano dato che usava una motosega e non un bisturi), eseguii il taglio, estinguendo in pochi istanti un legame durato decadi.<br />
“ Contate gli anelli, voglio sapere quanti anni aveva quando si è seccato.”<br />
“ Ma scusa, un appendice morto così grosso può comunque rimanere attaccato all’albero?” Chiese Clio fissando il ramo giacente a terra.<br />
“ Certamente, se le forze esterne non sono abbastanza grandi da romperlo, ha comunque una sua rigidità.” Andrea scese dalla pianta e ricavò varie sezioni dal legnoso pezzo appena segato.<br />
“ Tenete e contate tutti, che sono curioso!” Erano anelli molto sottili, contarli correttamente era complicato.<br />
“ Per me sono cinquantaquattro…” Disse titubante Pietro.<br />
“ Ma va, sono almeno una sessantina!” Ribattette in modo euforico Nicola.<br />
“ Io ne ho contanti meno di cinquanta.” Esclamò lapidariamente Alessandro.<br />
“ Ah , sai addirittura contare fino a cinquanta?” Lo sfotté Nicola, ridendo.<br />
“ Scommetto che le sberle che ti sto per tirare non riuscirai nemmeno a contarle!”<br />
“ AHAHAHAH, mi sa che devo tornare a casa a prendere gli occhiali.”<br />
La risata di Elia irruppe in mezzo alla concitata discussione.<br />
“ Come mai?” Chiese suo fratello Pietro.<br />
“ Ne ho contati 70 …”</p>
<p style="text-align: justify;">Tarcento, 4 Gennaio 1945</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.superalberi.it/wp-content/uploads/2015/05/scann024.jpg"><img class=" size-medium wp-image-1071 alignleft" src="http://www.superalberi.it/wp-content/uploads/2015/05/scann024-610x859.jpg" alt="scann024" width="213" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">“ Metteteli in fila, voglio che si vedano” Kopfhner stava sbraitando ordini ai suoi soldati “ Il plotone d’esecuzione è pronto? Bene. Questi cani devono pagare. Tutti devono pagare! Voglio che il sangue imbratti le vie di questo sudicio paese. Che sia maledetto.  Che l’Italia intera sia maledetta!” Il cielo si era ingrigito e con lui tutta Tarcento. I volti delle donne e dei bambini di Cragnolin, poiché di uomini non ne erano rimasti, erano spauriti e rigati dalle lacrime. L’altarino della Madonna in via era destinato ad essere lo sfondo della fucilazione. Gli abitanti del paese si erano radunati per assistere all’ eccidio. Gli anziani tarcentini si tenevano il capello in mano, mentre le rispettive mogli, avvolte nei fazzoletti, stringevano ognuna un rosario, aggrappandosi a tutto ciò che era rimasto loro: la fede. Solo un miracolo poteva salvare quelle persone. Ma Dio, o chi per lui, sembrava aver voltato le spalle. Agli abitanti di Cragnolin, ai deportati, all’uomo e al mondo intero. Aveva voltato le spalle , disgustato da tanto orrore ed insensatezza. I bambini fissavano i loro amici disposti in fila, con i quali avevano bighellonato fino al giorno prima, senza capire il senso di quello strano gioco. Che fosse un grande “ Guardie e ladri”? Per un bambino, che riesce solo a cogliere la vera essenza delle cose, la guerra risulta incomprensibile. A che scopo farsi del male quando si può essere amici e giocare insieme? I pargoli cominciarono a preoccuparsi, avvertendo l’atmosfera pesante come il piombo che aleggiava sugli abitanti del borgo. Poi arrivò l’ordine. Gli esecutori si disposero difronte ai Cragnolini.<br />
“ Caricare.” La parola uscita dalle labbra dell’ufficiale rieccheggiò nell’aria come il suono di ossa rotte.<br />
“ Mirare.” Anche il cielo si mise a piangere assieme a quel piccolo popolo. Persino qualche soldato tedesco tremava, distrutto dall’idea di ciò che stava per fare.<br />
“ FERMI!” tutti si voltarono verso Henrich Schlome, che si ergeva dritto e deciso alle spalle dei Tarcentini.<br />
“ S… Signore?”Kopfhner sgranò gli occhi  “Ma… Perché?”<br />
“ Deponete i fucili, soldati, e liberate quelle persone.” Ordinò perentoriamente il nazista.<br />
“ Signore, non potete farlo!” L’ ufficiale nascondeva a malapena la sua rabbia.<br />
“ Posso e lo farò. Sono un tuo superiore e mi devi obbedire. Risponderò io delle mie decisioni.” Non c’era traccia di esitazione nelle parole del gerarca tedesco. Vi era piuttosto una risolutezza altissima.<br />
“ Tra di loro si nascondono coloro che hanno attentato alla vostra vita!” Kopfhner stava perdendo il controllo.<br />
“ Cristo santo Kopfhner, ti rendi conto di ciò che stai dicendo? Apri gli occhi, ci sono solo donne e bambini dietro di te!” il tedesco  girò la testa verso quegli esseri umani che aveva rischiato di uccidere.<br />
“ No… Non è vero. Tu menti! Tu stai dalla loro parte!” Afferrata la pistola dalla propria cintola, si diresse a grandi passi verso una bambina del borgo, mirandole alla testa.<br />
“ Lo vuoi capire che non è mai stata una questione di parti? Qualunque conflitto è già di per sé una sconfitta del genere umano! Ora molla quell’arma prima di versare altro sangue di cui pentirti.”<br />
“ Ma… Ma loro hanno ucciso Stephan! È colpa loro!”<br />
“ No. La colpa è stata nostra. Siamo stati noi a salire su questa barca che ci ha condotto in acque rosse colme d’ odio. Ma possiamo ancora scendere. Siamo ancora in tempo, nel nostro misero essere uomini, per fare la differenza.”<br />
Kopfhner, tremando, abbassò l’arma e si mise a singhiozzare. Henrich gliela tolse di mano, per poi abbracciare l’amico.<br />
“ Andiamo”, sussurrò, “ Anche voi, andatevene!”<br />
I soldati e la folla di paesani si dispersero ed ognuno tornò a casa propria.<br />
Esattamente un anno dopo, sotto la quercia che svettava sul borgo Cragnolin, Carlo organizzò una festa per il primo anniversario della non fucilazione degli abitanti. Verso la fine della cena, chiamò sua figlia Doria.<br />
“ Allora, bambina mia, raccontaci. Parlaci di quel miracolo vestito da soldato che vi ha salvati. Già, perché dovete sapere che Dio è ovunque, anche dentro a delle vesti da militare.”</p>
<p style="text-align: justify;">Cragnolin, 4 Gennaio 2015</p>
<p style="text-align: justify;">“ 70 anni… Che strano… proprio oggi ne sono passati 70 da quando ci fu la non fucilazione del borgo!” Andrea stava sorseggiando un caffè e nel mentre ripensava alla particolare coincidenza.<br />
“ Non fucilazione? A cosa ti riferisci?” Elia comparve alle spalle del padre, incuriosito dalle sue parole. “ È una vecchia storia risalente alla seconda guerra mondiale. Forse faresti meglio a fartela raccontare dalla nonna, lei la ha vissuta.”<br />
“ Nonna? Mi potresti parlare della non fucilazione?”<br />
L’ anziana fissò il nipote con sguardo benevolo.<br />
“ Se vuoi te ne parlo ma è successo tanti anni fa e non me la ricordo nei dettagli.”<br />
L&#8217;erre moscia non dava fastidio al nipote, che ormai aveva imparato ad apprezzare ogni dettaglio della sua parente.<br />
“ Va benissimo lo stesso!” Disse Elia, sedendosi di fronte a lei.<br />
“ Allora era il 4 Gennaio del 1945, la data la ricordo bene perché ogni anno, finchè mio padre era vivo, la commemoravamo…”<br />
Qualche minuto dopo, Elia era seduto sotto la quercia del nonno Carli, a rimuginare su quanto aveva appena ascoltato. Dunque anche tra i nazisti c’erano brave persone. Forse avrebbe dovuto ridimensionare il suo repertorio di battute sui tedeschi. Fissando la sezione del ramo tagliato che aveva in mano, il ragazzo si chiese se fosse una coincidenza che proprio l’appendice che stringeva avesse 70 anni. Forse il destino, travestito da albero, voleva riportare alla loro memoria quella lontana storia, che era una lezione di carità e pietà. Perché quell’uomo aveva graziato i Cragnolini, tra i quali c’era anche sua nonna? Se non lo avesse fatto, probabilmente lui non sarebbe nemmeno esistito. Le domande che gli frullavano in testa si mischiarono a quella che si era posto durante la colazione. Era chiaro che erano tutti indizi che dovevano portarlo ad una conclusione, indizi che la mano del fato aveva misericordiosamente lasciato cadere sul suo cammino. O forse la stessa quercia aveva una sua coscienza, in quanto essere vivente, e aveva deciso di aiutarlo, riportando a galla i ricordi di quell’evento. Alzandosi, Elia mise una mano sul tronco della pianta.     “ Grazie. Non scorderò la tua lezione.” Forse non aveva trovato il senso della vita, ma quel giorno comprese che la vita di ognuno ha un senso. Lui doveva solo trovare il suo. Si avviò a piccoli passi lungo il sentiero in discesa, camminando contemporaneamente verso la sua compagnia di amici ed il suo futuro. Era pronto a viverne ogni istante per cogliere l’essenza intima di tutti momenti e rinchiuderla così nella sua.</p>
<p style="text-align: justify;">S.E.M.</p>
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		<title>Il Cedro strozzato</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 2015 17:28:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Maroè]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Stories]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Cedro Strozzato Quella mattina c’erano tutti: Andrea, il cervello del gruppo, l&#8217;inventore di SuPerAlberi, in cui tutti avevano fede, ma anche il vecchio burbero e brontolone, tanto che lo si prendeva in giro chiamandolo il “Numero uno” (quello del gruppo TNT per intendersi), Igor, l&#8217;uomo della motosega, discepolo fedele ma anche zingaro poco affidabile, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ced400;">Il Cedro Strozzato</span></strong></h1>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Quella mattina c’erano tutti:</span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Andrea, il cervello del gruppo, l&#8217;inventore di SuPerAlberi, in cui tutti avevano fede, ma anche il vecchio burbero e brontolone, tanto che lo si prendeva in giro chiamandolo il “Numero uno” (quello del gruppo TNT per intendersi), Igor, l&#8217;uomo della motosega, discepolo fedele ma anche zingaro poco affidabile, Pietro, gran lavoratore e con tanto ingegno ma il figlio ribelle, Clio, l&#8217;esperta di biologico, un po&#8217; donna un po&#8217; fata, un po&#8217; elfo dei boschi, Luisa, l&#8217;organizzatrice e la precisina del gruppo , che, anche per la sua dolcezza e fantasia si era guadagnata il titolo di Mary Poppins. E c&#8217;erano anche Elia, il più giovane del gruppo, il più pigro e il più filosofo, Claudio, un uomo che era coniugava inaspettatamente la passione di volare con quella di piantare gli alberi, Ariela, fotografa per diletto e infermiera per professione, Carlo, il nostro cineoperatore, che pur scontroso e serissimo aveva deciso di condividere questa azzardata avventura, Tommy, col suo drone per le riprese aeree, antico compagno di sogni e di giochi e infine Paola, la visionaria, che si occupava di audio e di post produzione e che dava le giuste dritte quando era necessario.</span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Tutto era pronto per iniziare l’avventura di SuPerAlberi, dopo molte traversie dovute sopratutto ad un&#8217;annata piovosa mai vista. Tutto era pronto per partire verso “il Cedro strozzato” di Tavagnacco.</span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Tutto era pronto, c&#8217;erano tutti, ma naturalmente mancavo io… o meglio … ero presente ma nessuno, a parte Andrea (che comunque spesso se ne dimenticava) lo sapeva. E già, Io c&#8217;ero e ci son sempre stata, ma nessuno lo sa, perché sono la donna invisibile. Ma proprio per questo tutto so e tutto posso raccontare, vista la mia essenza invisibile.</span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Luisa come al solito aveva portato le brioche e fu durante la sostanziosa colazione che il Numero Uno spiegò i piani per la giornata : “Andremo a Tavagnacco… da qui sono più di 18 km. E’ la prima uscita, quindi non sarà molto lunga ma ci servirà per mettere alla prova noi, i mezzi, i materiali e gli attrezzi. Attraverseremo la statale, per poi passare nei i campi e nelle carrarecce. Dopo 7 km di strade miste tra paesi e campagne entreremo nell’ Ippovia che da Buia arriva fino a Udine. E’ un percorso ciclabile molto suggestivo che tra coltivazioni e piccoli boschi costeggia il torrente Cormor… spero siate pronti e ben allenati perché avremo anche un guado da attraversare! Infine, se tutto va bene, dovremmo arrivare in centro a Tavagnacco. Proprio nella piazza c’è un bel gruppo di conifere… c’è anche un glicine secolare ma il nostro paziente è il cedro più alto. Oltre trenta metri. Il problema è che a circa 6 metri dalla cima c’è una strozzatura causata da un cavo vecchio in acciaio. Lo abbiamo rimosso quasi 2 anni fa, ma sono preoccupato per la salute dell’apice&#8230;”</span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Elia interruppe il monologo esplicativo di Andrea : “ Come sarebbe che sei preoccupato? Intendi dire che la strozzatura è pericolosa anche se il cavo che l’ha causata non c’è più?”</span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Andrea sbuffò, seccato per l’interruzione, e poi proseguì: “Il danno causato dalla strozzatura è sia un danno fisiologico , cioè impedisce il trasferimento di linfa elaborata, sia un danno strutturale poiché impedisce il corretto accrescimento dei tessuti di sostegno. Dobbiamo vedere se la pianta è riuscita a ripristinare, almeno parzialmente, il contatto tra le due zone cambiali, e determinare la stabilità meccanica della punta. Nel primo intervento avevamo posizionato un sistema di cavi in dynema per sostenerla in caso di rottura, ma è passato del tempo e&#8230; </span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Igor non lo lasciò finire e con la sua solita energia chiese : “Come siamo organizzati per il cantiere?”</span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Il Numero Uno lo fulminò con lo sguardo. Nella sua ricca quantità di pregi, la pazienza non era mai comparsa neppure all&#8217;orizzonte delle doti di Andrea. Stavo appunto – sottolineò alzando la voce &#8211; per parlarvi di questo: Tu, Io, Clio e Claudio saliremo per effettuare i rilievi e le operazioni in pianta. Tu Igor dovrai mettere in sicurezza la pianta eliminando eventuali rami secchi, rotti e/o pericolosi. Quindi, poichè utilizzerai la motosega elettrica devi portarti i dpi antitaglio, Claudio porterà il resistograph, Clio mi aiuterà nelle misure, Elia e Luisa faranno tutti i rilievi da terra, l&#8217; assistenza per gli operatori in quota e inseriranno i dati in Georol. Tutti accennaroro di sì con la bocca ancora piena, </span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Andrea controllò ancora la mappa per verificare il percorso e,</span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">mentre ognuno metteva la sua attrezzatura nelle sacche, continuò a sbraitare ordini un po’ a tutti. Pietro, sapendo che quel giorno non avrebbe potuto andare con la squadra a causa di altri impegni, a malincuore preparò le bici.</span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">I cineoperatori continuavano a “girare” silenziosi, Ariela scattava foto e nell&#8217;euforia della partenza era logico che qualcosa dovesse scappare&#8230;</span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Solo Andrea e Igor , data la loro prestanza fisica, avevano da portarsi dietro un apposito carretto con gli strumenti più preziosi , delicati e pesanti.</span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">La giornata, nonostante i precedenti giorni di pioggia, era abbastanza calda e soleggiata… l’ideale per cominciare un’avventura che nessuno ancora sapeva dove avrebbe portato. </span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Alla partenza, nessuno stava più nella pelle, qualcuno gridava, qualcuno cantava, Carlo non sapeva cosa filmare e il drone ronzava sopra le loro teste. Mentre dava le prime pedalate, Luisa si chiedeva se sarebbero davvero riusciti ad arrivare a destinazione, ma ancor più quale veramente fosse la destinazione ultima che correva nella testa di Andrea. Clio invece spensierata pensava ai grandi cedri di Gilgamesh, raccontandosi quasi da sola la sua saga. L’entusiasmo di certo non mancava ma, dopotutto, erano la prima volta che si trovavano a lavorare tutti insieme, un gruppo di persone così diverse, accomunate solo dalla passione per gli alberi e dal sogno che Andrea aveva, come suo solito, solo fatto loro intravedere.</span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Dopo mezz’ora di pedalata buona si ritrovarono al guado. Igor si incaricò di chiudere la fila. Tutti passarono allegri gridando tra gli schizzi di acqua, mentre Carlo, Tommy, Ariela e Paola riprendevano il tutto. </span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;">“<span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Adesso è il mio turno” Pensò infine Igor, mentre si preparava ad attraversare i flutti turbolenti dai riflessi argentati. Gli altri stavano già andando avanti. Begli amici! Con il carretto carico dell’attrezzatura non sarebbe stato facile con tutti quei sassi. Neanche a farlo apposta, nel bel mezzo del passaggio il piccolo rimorchio si rovesciò. “Merda!” gridò lo zingaro! Sicuro si fosse bagnato il resistograph Andrea lo avrebbe affogato! Stava per imprecare ancora quando in suo soccorso arrivò Clio che, una volta appoggiata la bici dall’altra parte del guado, non esitò ad aiutarlo a tirare fuori il mezzo e il carico dall’acqua. “Dovresti fare meno il vanitoso” Esclamò l&#8217;elfo-fata con la sua inconfondibile parlata strana fatta di italiano, triestino, friulano, appena furono di nuovo in marcia. “Cosa intendi dire?!” “Dico solo che non è che siccome sei così grosso, per forza devono essere grossi anche i tuoi bagagli”. I due si misero a ridere, mentre pedalando l&#8217;acqua gli usciva dalle scarpe tutte inzuppate.</span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Alla fine non tutti i mali vengono per nuocere, pensò Igor. </span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Il viaggio proseguì sereno e tranquillo fino alla piazza di Tavagnacco.</span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Ad accoglierli c’era Stefano, responsabile del verde pubblico di Tavagnacco, piuttosto agitato per la sua pianta e, probabilmente, per il suo posto di lavoro. “Ciao ragazzi”, esordì “per fortuna siete arrivati subito, l’anno scorso il cedro sembrava aver ripreso, anche il colore delle foglie non era male, ma adesso mi pare sia regredito…”. Andrea rispose “Ok adesso vediamo, facciamo i rilievi e ti so dire” poi gridando “ forza ragazzi, preparate il materiale, mettiamo le funi e saliamo a vedere cosa ci dice questo gigante”. </span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Fu in quel momento che Luisa si accorse. ”Andrea “ gli disse sottovoce “ci siamo dimenticati i caschi” . “Non è possibile! Cazzo! Ogni volta dimentichiamo qualcosa!” Claudio si accorese che la situazione era grave. Senza caschi non si poteva lavorare, “Dai torno su io, intanto voi mettete le corde”. Incazzatissimo per l&#8217;inconveniente Andrea come un leone in gabbia andava su e giù&#8230; Gli altri un po&#8217; sconsolati preparavano tutta l&#8217;attrezzatura. Il lancio del sagolino (il piccolo filo con un sacchetto di piombo in cima che, una volta lanciato su un ramo, serve per far passare la fune di risalita, tecnicamente la fune di lavoro), anche a causa dell&#8217;imprevisto che aveva rotto il finto clima sereno e rivelato il serpeggiante nervosismo, si rivelò più duro del previsto… Andrea oltrepasso con un gran tiro tutta la cima… oltre 30 metri di volo… ma il sacchetto si impigliò in un ramo. Solitamente tirando e armeggiando un po’ da terra si riesce a recuperarlo . Ma, questa volta, con un sordo schiocco un grosso ramo si ruppe e arrivò a terra portandosi dietro il sacchetto e la sagola. Andrea guardò il ramo e una bestemmia gli morì in gola. Tutti si avvicinarono. Le foglie erano verdi, ma più piccole. Il legno quasi asciutto. Calo continuava a filmare.</span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;">“<span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Come mai si è rotto?” chiese Clio. “Non mi pare un buon segno vero?” incalzò Igor. “NO” fu l’unico commento che il burbero incazzato uomo riuscì a dire, mentre fissava il ramo rotto con rabbia e desolazione. La situazione era sicuramente grave … aspetto un po&#8217; rigirando il ramo tra le mani e osservandolo.. poi avvicinandosi a Igor gli disse sottovoce:</span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;">“<span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Ascolta, dobbiamo mettere le sagole molto bene, all’ascella dei rami. Qui rischia di collassare tutta la cima. Ma non dirlo agli altri”.</span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Seguirono nuovi e ripetuti lanci, fino a che almeno due corde furono pronte per scalare l’albero. </span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Il tempo perso a mettere bene le corde era bastato a Claudio per andare e tornare con i caschi</span></span><span style="font-size: large;">.</span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Lo zingaro fu il primo a salire, lentamente e senza strappi, fino alla cima. Il secondo fu Andrea, che si arrampicò con foga, per scaricare il nervoso che lo aveva preso, dopo aver gridato le ultime istruzioni a Luisa e Elia sull’utilizzo di Georol e sui dati da raccogliere. Una nuova corda venne installata, anche Clio, delicatamente salì, portando il materiale per le misurazioni.</span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Arrivati al punto della strozzatura Andrea Clio e Igor si resero subito conto di cosa non andava. La pianta, debilitata dalla profonda ferita causata dal vecchio cavo in acciaio, non era riuscita a ricostruire sufficiente tessuto per congiungere le due parti e saldarle tra loro. Come se non bastasse, un picchio </span></span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">verde aveva approfittato immediatamente di questa situazione di debolezza della pianta per creare la sua tana nel legno più fragile e senza difese. </span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">La tana era profonda oltre 20 cm e si espandeva sopra la ferita occupando buona parte dei tessuti interni del fusto. Il bellissimo ospite però se n’era già andato con i suoi piccoli e aveva lasciato in eredità al povero albero solo quella terribile cavità. </span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Andrea intuì che non c’era più nulla da fare per salvare la punta dell&#8217;albero ma assieme a Clio prese comunque tutte le misure necessarie per supportare la sua diagnosi. Salì anche Claudio .” Fai atte</span></span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">nzione con quel resistograph! Da solo costa come tutto il resto dell’attrezzatura!” sbraitò il Numero Uno dalla cima della pianta.</span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Era piuttosto nervoso. Era sempre nervoso, ma ancor più quando doveva prospettare un intervento che non avrebbe voluto fare. In cuor suo aveva sperato che la pianta ricostruisse i tessuti mancanti, ripristinasse i collegamenti tra le due parti, come aveva visto fare più volte in natura. Invece no. Il picchio aveva vanificato tutto il loro lavoro e non riusciva a darsi pace. Gli oltre sei metri di punta sopra la ferita dovevano essere tagliati, tutta </span></span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">la pianta doveva essere potata e ricostruita in funzione di quella perdita…</span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">E mentre Igor tagliava alcuni rami secchi, Andrea scese a portare la notizia. Stefano, che seguiva i lavori da sotto, aveva già intuito, ben sapendo che spesso la tutela della pubblica incolumità predomina sulle necessità della pianta.</span></span> <span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Sot</span></span><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">to quell’albero maestoso infatti, ogni giorno giocavano molti bambini e due volte all&#8217;anno si faceva perfino la sagra del paese. Era anche conscio che comunque avevano tentato un’impresa quasi impossibile, ovvero “riattaccare” sei metri di punta a un enorme cedro…</span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Ma era bastato un picchio col suo petto rosso e la sua schiena verde.</span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Era bastato un piccolo grazioso uccello&#8230;in confronto a un gigante di oltre 30 metri … a cambiare le carte in tavola, a ricordare a tutti che la natura è in grado di fare miracoli, ma l’uomo li può copiare solo a volte, con molta umiltà, e non sempre con gli stessi effetti e la stessa forza ed energia che la Natura sa distribuire a piene mani. </span></span></p>
<p class="western" style="text-align: justify;"><span style="font-family: Tahoma, sans-serif;"><span style="font-size: large;">Un picchio verde era arrivato a dirci che la vita può continuare in altre forme, anche molto diverse da quelle che ci si aspetta. E che la bellezza può essere un grande cedro che svetta per trenta metri col suo apice proteso verso il cielo… ma anche un piccolo uccello che spicca il volo dal suo nido nascosto in un tronco cavo. </span></span></p>
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